Dopo dieci anni, il ritorno della "Tragedia di Godimondo"

Prade, Si va in Scena

Si recita su un copione del 1878

di Christian Zurlo

Rovistando in una vecchia cassapanca dimenticata dal tempo, tra mille oggetti inutili, trovo una foto sgualcita che desta all'improvviso la mia attenzione. Sul retro con una scrittura elegante ed uniforme leggo: "Prade - La nòssa comèdia dé Godimondo e Fortunato - anno 1932".
Erano anni difficili quelli: le strade in ghiaia, condizioni economiche non certo semplici, eppure gli abitanti di Prade, trovavano lo stesso la forza e la tenacia di tener fede, tra mille difficoltà, ad un patrimonio di tradizione che si tramanda di padre in figlio sin dal 1700.
A più di settant'anni di distanza da quella foto e a dieci dall'ultima rappresentazione del 1998, come tradizione vuole, la prossima estate rivivrà il dramma etico-religioso che contrappone l'eterna disputa tra il Bene e il Male…

"Erévene poréti ma tant contenti, le prove tel Stuòn dela Àmeda"

I ricordi dei protagonisti

"Di giorno nel bosco o i miniera, di sera si studiava la parte"

Passano gli anni, ingialliscono i copioni, a volte imbiancano i capelli; ma il ricordo e le emozioni di coloro che salirono sul palco tanti anni fa, rimangono indelibili.
Giovanni Boso di Prade (classe 1924), ricorda con grande emozione le sue tre volte nelle vesti di uno dei demoni: Belial.
Da un vecchio cassetto estrae un libretto rosso di poche pagine, scritte a mano. "Ecco - mi dice -, questa era la mia prima copia trascritta a mano; l'ho sempre studiata su questo libretto. Di certo risale alla mia prima rappresentazione del 1948. La feci poi nel 1962 e nel 1988.
Nel 1948 lavoravo nel bosco, tutti si arrangiavano come potevano allora. In me è ancora vivo però, il ricordo della Passione di Cristo che si rappresentava con grande credenza per le vie di Prade prima della Seconda Guerra"
.
Anna Loss in Bollini (classe 1922) di Cicona, racconta invece l'esperienza del marito Arturo Bollini, protagonista per più edizioni nelle vesti di Belzebù.
Da giovane Arturo lavorava nelle miniere di bario della "Val Zortei", la sera tornava a casa e studiava con entusiasmo il suo copione scritto a mano.
"El stéva qua ore e ore a studiar (Studiava per molte ore ndr) - ci ricorda Anna con gli occhi lucidi -, Dopo el mé diséva dai che provo a dirla, ti stame drìo (Poi mi diceva, aiutami a ripeterla ndr). Erevene poréti ma tant contenti, ghé voléva poc pèr tirar su el morale. (Eravamo poveri ma più che soddisfatti, bastava poco per renderci felici ndr)".
Morte di Godimondo Nei ricordi raccolti durante l'ultima edizione, Bruna Loss (classe 1923) di Zortea, ci raccontava che le prove della commedia venivano fatte "Tel stùon dé mè àmeda, intorno al fornel, o téla canonega" (Nella stanza di mia zia o nella canonica ndr), era proibito entrare durante le recite.
Nella famiglia di Bruna quasi tutti fecero parte della commedia.
La madre e le sorelle aiutavano anche con i costumi.
Primo Carli (ex maestro di posta in pensione, classe 1928) e fratello di don Celestino Carli ricordava invece la parte di primo piano ricoperta dal famigliare. "Mio fratello - ci spiegava Carli -, arrivò a Prade il 30 novembre del 1947, pensò subito di formare una filodrammatica in paese. Si fecero le prime commedie e poi, verso dicembre, Domenico Loss (Menego farinel), Bortolo Zortea (Bortol Gaio), Virginio Gobber e Libera Zortea "la Botta Giacometta", proposero di mettere in scena "Godimondo e Fortunato".
Nell'inverno 1947 si studiarono le parti e nel 1948 si rappresentò l'opera.
Mio fratello era il regista, semplificò alcune parti del testo e con altri scelse chi doveva recitare. Erano talmente tanti coloro che volevano la parte, da dover tirare a sorte".

Fra gli aspetti più interessanti delle interviste raccolte nel 1978 con persone scomparse ormai da tempo, emergono invece alcuni aspetti legati alla rappresentazione.
Angela ed Emilia Romagna (di Martino del 1900 e del 1906) riferivano che il prologo dell'opera veniva letto dagli Angeli e non dai Cavalieri.
Attilio Zurlo (classe 1912 Madònaro), fece più volte la parte della Tentazione e raccontò che i diavoli un tempo avevano le catene.
Infine, Agrippino Romagna (nato nel 1902) recitò nel 1932 come Fortunato, nel 1948 e nel 1962 come Don Colombano, raccontò che il significato più profondo della Commedia era di "Farla per i più piccoli che imparavano a venir su diritti".

Godimondo e Fortunato

Cast di Recita

DEMONI - ATTORI

Belzebù - Orsingher Walter
Asmodeo - Zortea Francesco
Astarot - Loss Donatello
Chiudibocca - Corona Gianpietro
Beemot - Beccalli Stefano
Belial - Micheli Walter
Tentazione - Rattin Marco

SPIRITI DIVINI - ATTORI

Misericordia - Fontana Annalisa
Giustizia - Furlan Giovanni
Angelo custode di Fortunato - Fabbris Elisabetta
Angelo custode di Godimondo - Venzo Zaira

CAVALIERI - ATTORI

Godimondo - Loss Mario Roberto
Fortunato - Perotto Danilo
Aurelio - Bolzon Umberto
Demetrio - Corona Diego

SACERDOTE - ATTORI

Don Colombano - Zortea Robert

POVERI - ATTORI

Olibrio - Rattin Flavio

Dorotea - Orsingher Tiziana

ANIME DEL PARADISO - ATTORI

Abramo - Zortea Giacobbe
Lazzaro -

ANIME DELL'INFERNO - ATTORI

Epulone - Mott Ivano

PAGGIO - ATTORI

Vicentino - Zortea Fulvio

SERVO - ATTORI

Teodoro - Bollini Enrico

GIARDINIERE - ATTORI

Silvano - Zurlo Cristian

MERCANTE - ATTORI

Leonzio - Bollini Carlo

COMITATO

Presidente - Zortea Giacobbe
Vice Presidente - Loss Mario Roberto
Membro - Beccalli Stefano
Membro - Bollini Enrico
Membro - Zurlo Cristian
Segretaria - Scalet Claudia / Turra Nicol

REGIA

Tavernaro Celestino

SCENOGRAFIA

Rattin Giuliano

AIUTO SCENOGRAFI

COSTUMISTE

Pislor Claudia
Dal Pozzo Doris

TRUCCATRICI

Bettega Denise

LUCI ED EFFETTI

Loss Dino
Rattin Ivano

SUGGERITRICI

Depaolo Sara
Majerild Bruna

VOCE FUORI CAMPO

Svaluto Luigi

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